Il nuovo linguaggio bramantesco agisce sui maestri della “vecchia” scuola lombarda e già dentro il nono decennio del secolo, ancor prima che in Leonardo e nei suoi epigoni. Lo stesso Foppa ne avverte la presenza condizionante: Con attenzione per i nuovi modelli leonardeschi, la figura umana acquista nuova struttura e consistenza e lo spazio si fa più illusivo, sempre in deroga alle leggi prospettiche: gli intendimenti scenografici propugnati da Bramante attecchiscono persino in un cantiere tutto sommato isolato quale quello della Certosa di Pavia.(…)
Vi è immediata ricezione a Milano delle tipologie e dello stile pittorico, largo e tondeggiante, delle figure di Bramante e lo stesso Zenale nella Cappella Grifi in San Pietro in Gessate e il Montorfano in Santa Maria delle Grazie, accolgono immediatamente il nuovo linguaggio bramantesco.(…)
Gli anni di pubblicazione degli Uomini d’arme, intorno al 1487, coincidono con quelli in cui si dà per appena conclusa la prima versione della Vergine delle Rocce di Leonardo, ripresa più tardi da Zenale in una versione in cui la partitura e il disporsi delle rocce a descrivere grandiose arcate e volte sorrette da peducci rocciosi, sembra rifarsi , più che a Leonardo, al lessico architettonico di stampo bramantesco.(…)
Il contrasto tra le due culture, quella bramantesca e quella leonardesca, è assai avvertito: infatti nel corso dell’ultimo decennio del Quattrocento, lo stesso Leonardo, sembra, alla fine, deflettere da suoi stessi precetti e aderire, nel Cenacolo, alla visione prospettico-illusionistica di Bramante, accettando di figurare le pareti sfuggenti di un’improbabile e lunghissima finta sala che ospita la riunione di Cristo e degli apostoli. Sempre rinnovandosi, Leonardo perviene però, subito dopo, a un’interpretazione ancora una volta personalissima dello spazio (e dell’architettura) nella decorazione della Sala delle Asse nel Castello di Porta Giovia: l’estensione dello spazio avvolgente, intorno al punto di vista, e cioè intorno al nostro occhio, per trecentosessanta gradi, è l’inversione esatta dei principi centrici e frontali sui quali si regge l’illusionismo scenografico bramantesco.(…)
Lo studio della scultura antica da parte di Leonardo, probabilmente stimolato dalla commissione del Cenacolo, e lo studio dei monumenti antichi da parte di Bramante, considerati indispensabili da entrambi, condurranno la storia dell’arte italiana a quella svolta che il Vasari avrebbe poi definito la “maniera moderna”.